Per il settimo anno consecutivo l’Università di Bologna si conferma il primo ateneo italiano nella graduatoria internazionale che misura il contributo delle università al raggiungimento dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’agenda 2030. La classifica, alla sua edizione 2026, ha coinvolto 1.603 istituzioni di istruzione superiore a livello globale e mette a confronto performance su temi che vanno dalla formazione alla ricerca, dall’energia al lavoro dignitoso.
Posizionamenti nazionali e collocazione nella graduatoria generale
Nel quadro nazionale l’Alma Mater condivide il vertice con il Politecnico di Milano entrambe inserite nella fascia 101–200 della graduatoria complessiva. Alle spalle dei due atenei si collocano l’Università di Firenze e l’Università di Padova che risultano nella fascia 201–300. Questi spostamenti fotografano un contesto competitivo in cui alcuni atenei italiani mantengono ruoli di rilievo nella classifica internazionale focalizzata sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile.
Primati per singoli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG)
Il risultato più rilevante per l’Università di Bologna arriva dall’ambito Industria, innovazione e infrastrutture (SDG 9) dove l’ateneo ha guadagnato otto posizioni rispetto alla precedente edizione, piazzandosi al 19° posto mondiale e confermandosi primo in Italia. Questo posizionamento riflette il peso della ricerca applicata del trasferimento tecnologico e delle collaborazioni con il sistema produttivo nel bilancio complessivo delle performance.
Altri primati nazionali
Oltre all’SDG 9, l’Ateneo ottiene primati nazionali in quattro ulteriori ambiti: Pace, giustizia e istituzioni forti (SDG 16)Istruzione di qualità (SDG 4)Azioni per il clima (SDG 13) e Energia pulita e accessibile (SDG 7). Questi risultati segnalano una capacità dell’università di integrare politiche educative, pratiche operative e ricerca su temi chiave per la transizione sostenibile.
Rilevanza internazionale su specifici SDG
Sul piano internazionale l’Università di Bologna si colloca nella top 50 mondiale per SDG 16 (44° posto) un indicatore importante per la qualità delle pratiche istituzionali, della governance e del contributo accademico a temi legati alla giustizia e alla trasparenza. Inoltre, l’ateneo entra nella top 100 per SDG 8 (Lavoro dignitoso e crescita economica) piazzandosi al 95° posto, evidenziando il ruolo delle attività universitarie nell’inserimento nel lavoro e nella creazione di opportunità economiche.
Il rettore Giovanni Molari ha riassunto il significato di questi risultati sottolineando come la sostenibilità sia ormai parte integrante dell’identità dell’ateneo: un elemento che attraversa insegnamento, infrastrutture e ricerca, e che si traduce in impegni concreti su clima, energia e qualità formativa. Le parole del rettore insistono sull’idea che il perseguimento degli SDG non sia una semplice vetrina, ma un processo operativo e strategico che guida scelte e collaborazioni.
Metodi e partecipazione alla classifica
La graduatoria utilizzata è l’unica valutazione internazionale che prende come riferimento esclusivo i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU. La partecipazione di 1.603 università consente una comparazione ampia e multilivello: ogni ateneo viene analizzato su cluster tematici che sommano indicatori di ricerca, didattica, impatto operativo e collaborazioni esterne. L’analisi dei singoli SDG permette di evidenziare punti di forza specifici, come l’innovazione tecnologica o le iniziative per il clima.
Nel complesso, i dati confermano che l’Università di Bologna ha consolidato, nel tempo, una strategia di sostenibilità articolata e misurabile. I riconoscimenti a livello nazionale e i piazzamenti internazionali offrono una fotografia della capacità dell’ateneo di coniugare tradizione accademica e orientamento verso sfide globali contemporanee.
Il mantenimento del primato italiano per sette anni consecutivi sottolinea la continuità di investimenti e di politiche interne orientate alla sostenibilità, così come la capacità di stabilire legami proficui con il mondo industriale e le istituzioni che favoriscono il trasferimento di conoscenze e tecnologie.



