Il mondo sta assistendo a un momento critico per il multilateralismo e gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Le tensioni geopolitiche e le scelte di alcune grandi potenze stanno mettendo a rischio il progresso verso un futuro più equo e sostenibile. In questo articolo, esploreremo le sfide attuali e le implicazioni per l’Agenda 2030.
Il multilateralismo è stato per decenni il pilastro delle relazioni internazionali, basato sull’idea che le grandi sfide globali, come il cambiamento climatico, la povertà e le pandemie, possano essere affrontate solo attraverso la cooperazione internazionale. Tuttavia, negli ultimi anni, questo modello ha subito un duro colpo a causa di crisi finanziarie, tensioni geopolitiche e scelte unilaterali di alcuni paesi.
Le sfide attuali del multilateralismo
Le Nazioni Unite stanno affrontando una crisi finanziaria senza precedenti, con alcune agenzie costrette a ridurre il personale e le attività. L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha perso uno dei suoi principali finanziatori, e l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) fatica a svolgere il suo ruolo arbitrale. Inoltre, le scelte di alcune grandi potenze, come gli Stati Uniti sotto l’amministrazione di Donald Trump, hanno rimesso in discussione il valore delle istituzioni multilaterali, privilegiando accordi bilaterali e interessi nazionali.
Questi sviluppi sollevano una domanda cruciale: stiamo assistendo alla crisi del multilateralismo o alla nascita di un nuovo equilibrio internazionale? La risposta non è semplice, ma è chiaro che il modello tradizionale sta affrontando una fase di difficoltà profonda.
L’impatto sull’Agenda 2030
L’Agenda 2030 e i suoi 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) sono stati costruiti sull’idea che nessun paese possa affrontare da solo le grandi sfide del nostro tempo. Tuttavia, se il multilateralismo si indebolisce, anche gli SDG rischiano di diventare sempre più lontani dalla realtà geopolitica. Questo è particolarmente vero per obiettivi come la lotta al cambiamento climatico, la tutela della salute globale e la riduzione delle disuguaglianze.
Il professor Vittorio Emanuele Parsi esperto di relazioni internazionali, ha affermato che il multilateralismo è oggettivamente in crisi. Secondo Parsi, alcuni paesi sufficientemente grandi possono bloccare qualunque forma di avanzamento, rendendo difficile affrontare problemi globali come il cambiamento climatico e la salute pubblica. Inoltre, alcuni attori internazionali, come la Cina applicano politiche mercantilistiche all’interno di istituzioni liberali, minando ulteriormente il sistema.
Il debito ecologico e le sue implicazioni
Mentre il multilateralismo è in crisi, un altro problema urgente è il debito ecologico. Il 30 luglio 2026, l’umanità ha superato l’Earth Overshoot Day il giorno in cui la domanda globale di risorse supera ciò che la Terra riesce a rigenerare nello stesso anno. Questo significa che da quel momento in poi, stiamo consumando risorse che non possono essere rigenerate, mettendo a rischio la stabilità degli ecosistemi e l’economia globale.
Secondo il Global Footprint Network agli attuali ritmi, l’umanità consuma risorse come se avesse a disposizione 1,73 Terre. Questo dato sottolinea l’urgenza di affrontare il problema del debito ecologico, che ha implicazioni dirette sull’economia, l’agricoltura, il turismo e i bilanci pubblici. Ad esempio, l’Italia ha superato il proprio budget annuale di risorse naturali già il 3 maggio 2026, mostrando che il problema riguarda anche i paesi sviluppati.
Il carbonio è la voce che pesa di più nell’impronta ecologica globale, rappresentando circa il 61% dell’impronta dell’umanità. Questo sottolinea l’importanza della transizione energetica, che è ormai una delle più grandi riallocazioni di capitale del secolo. L’Agenzia internazionale dell’energia stima che nel 2026 gli investimenti globali nel settore energetico saranno pari a 3.300 miliardi di dollari, con 2.200 miliardi destinati a tecnologie pulite.
Le tensioni geopolitiche e il debito ecologico rappresentano sfide enormi, ma anche opportunità per ripensare il nostro approccio alla cooperazione internazionale e alla sostenibilità globale.



